“Essere o non essere?” questo non è il problema.La vera questione è “fare o non fare?”

Autore: RealLife blog

Introduzione:Un breve squarcio della vita di quei ragazzi che come noi sta lottando per incastrare i pezzi di un puzzle ,tra vita sociale, esami e serie tv.

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Analizziamo la situazione di noi c.d. giovani-adulti.

Molti dei ragazzi e delle ragazze in un’età compresa tra 25 ai 28/29 anni circa si trovano disgraziatamente adulti e adulte, però intrappolati in un corpo giovane.

Di conseguenza emerge una discordanza tra quella che è la mente -matura, capace di intendere e soprattutto volere- e il corpo -giovane, bello, agile-. Morale della favola?!

La società ci vede ancora come dei bambini-ragazzo e, per qualche strano motivo, ci tratta come dei decerebrati cronici.

Tale situazione non è altro che la conseguenza della longevità contemporanea: la vita si sta allungando e, con essa, l’età per diventare uomini e donne.

Se facessimo un piccolo passo indietro, nel passato, vedremo come giovani donne o uomini -ora nostre nonne e nostri nonni- all’età di 18 anni fossero già alle prese con il primo figlio, mentre a noi, a 25 anni, chiedono ancora: con chi sei‘sta sera? Dove andate?E cosa ne sappiamo? Il più delle volte, manco noi abbiamo idea di dove andare, cosa pretendete di sapere?!

Le cose cambiano e meno male!

Ciò non toglie, però, che per noi giovani-adulti la vita da ibridi non sia affatto facile.

Le giornate si susseguono più o meno allo stesso modo…

Al mattino ci svegliamo nella casa dei nostri genitori, quella in cui abitiamo ancora, dal momento che o abbiamo un lavoro troppo precario per essere indipendenti oppure non lo abbiamo proprio. E il lavoro non lo abbiamo o perché non lo troviamo oppure perché non lo stiamo manco cercando, impegnati come siamo a prendere il decimo master post laurea.

Una volta alzati dal letto, facciamo colazione tra gli insulti di nostra madre che ci sgrida per non aver ancora fatto il letto e tra quelli di nostro padre che ci guarda, dicendo: “Bella la vita a fare un cazzo, vah”. Insieme agli insulti, decidono anche di caricarti di raccomandazioni necessarie e vitali come quelle del “Chiudi la porta di casa quando esci”. Adesso. Un attimo di riflessione: vi pare davvero possibile che qualcuno di normale possa uscire di casa, lasciando il portone spalancato?! No, cioè: per loro è come se tu avessi abitato al Colosseo fino al giorno prima e che dovessi imparare ad usare quelle cose che ti hanno detto esser “porte”. Ma Santissimo il Cielo del mondo!

Dopo questa valanga di doveri e parole inutili, usciamo pure noi per andare al nostro lavoro a tempo determinatissimo oppure per andare in università, un luogo visto da mamma e papà come misterioso e pieno di nullafacenti e di disperati come noi.

Se già l’ansia della precarietà nonché i continui doveri familiari non erano abbastanza e ci stavamo affacciando al baratro dell’abisso, non dobbiamo preoccuparci:

potrebbe andare sempre peggio.

Sì, anche se questi doveri ci scocciano, essi non sono altro che una piccola parte di quelli che possiamo aspettarci. Ne esistono infatti altri che provengono dalle altre persone, questa volta esterne. Per “persone esterne” si intendono tutte quelle che si interfacciano a noi in veste di amico, conoscente, collega e chi ne ha, più ne metta. Ovvero persone con cui ci capita spesso di parlare e di chiedere un consiglio su qualche cosa che ci sta dando noia.

Tra questi, però, c’è una particolare categoria di persone alle quali nondobbiamo chiedere nulla. No consigli.

No pareri. No. NULLA. Niente. Nothing.

Perché?!

Perché loro non ci danno consigli: loro ci danno regole infallibili da seguire.

Loro ci dicono presuntuosamente cosa fare e noi la dobbiamo fare. Stop. Questo perché loro sono illuminati dalla luce divina, loro sono i portatori segreti del come vivere la vita al meglio.

Però anche se per caso avessero ragione noi abbiamo il diritto di fare come ci piace di più, e soprattutto il sacrosanto diritto di sbagliare.

Sembra quasi che -da un consiglio che chiedi- nasca una sorta di dovere sociale da seguire. Così la libertà di agire secondo la propria testa diventa quasi una cosa proibita da fare. Come quando dici in giro che sei a dieta e poi mangi di nascosto, quando non c’è nessuno che ti guarda. La stessa cosa.

C’è chi se ne frega e agisce di propria testa, c’è, invece, chi dà peso alle cose che le vengono dette e che quindi può starci male e rimuginarci.

Impostare l’agire di qualcun altro è un attentato non solo alla libertà di una persona, ma alla stessa serenità, quella che serve per prendere la decisione giusta e vivere in pace.

E’ una sensazione oppressiva: dover fare una scelta perché quella persona che te la consigliata, altrimenti, rimarrebbe – in un certo senso – delusa da noi se facessimo un azione diversa che, magari, riteniamo più idonea.

Cretini tutti noi che ci facciamo troppi problemi o forse basterebbe solo imparare a supportare le persone senza giudicarle e senza avere la presunzione di sapere cosa sia giusto per loro. Dare così consigli veri, neutri e oggettivi.

Perché le persone vanno lasciate libere.

Libere di sbagliare.

Questo articolo nasce dalla collaborazione tra inpocheparoledicitanto e RealLife _blog.

2 risposte a "“Essere o non essere?” questo non è il problema.La vera questione è “fare o non fare?”"

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